IL CARNEVALE DI GENOVA
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Anton Giulio Brignole Sale –nobile genovese e grande animatore dell’Accademia sopra citata- a metà del XVII sec. scriveva: “L’Italia ha pochi luoghi dove il carnevale si festeggi siccome in Genova”; la festa aveva perso però le caratteristiche di manifestazione collettiva e si presentava con i nobili, attori e protagonisti, da una parte e il popolo come spettatore dall’altra.
Le corse all’anello e le “rotture” delle lance degli ultimi giorni di carnevale erano aperte da sfilate di cavalieri, di gusto teatrale, ed eredi del modello rinascimentale fiorentino; l’aristocrazia si autocelebrava con apparati scenici, sempre più complicati, che venivano commissionati agli artisti più celebri del tempo.
Nel torneo del 1589 in Strada Nova “comparve il Marchese Ambrosio Spinola conduto da Amore nel suo carro tirato dalle quattro parti del mondo (...) e Gio. Carlo Lercaro conduto in un’orca marina, la quale aprendosi ha partorito una Galea piena di tutte l’arte liberali (...)”. Lo spettacolo si svolgeva in un’atmosfera brillante ed elegantemente mondana ed erano le dame a decretare il successo o l’insuccesso delle mascherate.
I luoghi prescelti erano, nella tradizione, Strada Nuova e Piazza di Strada Nuova (l’attuale Piazza Fontane Marose), ma alla fine del XVI sec. i “nobili nuovi” allestirono il torneo nel quartiere di Ponticello.
Ai corsi trionfali seguivano le veglie notturne nei saloni dei palazzi nobiliari, con danze, commedie e opere; le proibizioni delle autorità si infittirono, ma tutto fu inutile e le veglie (“tempi megli”) aumentarono nel XVII e XVIII sec. Il carnevale urbano era costellato di festeggiamenti trasgressivi: balli, conviti e scontri.
Nella seconda metà del Seicento erano comuni le “battaglie di cetroni” che spesso degeneravano nel sangue, ma anche le “piogge di bombe d’acqua e uova” dai palazzi.
Se il XVII sec. era contraddistinto da cortei in maschera e sfilate equestri, il Settecento assistette al ritiro dei festeggiamenti dalle piazze: i nobili si rinchiusero nei loro saloni, mentre i borghesi e il popolino nei “festoni” o nelle “lanternette” (come erano chiamate le sale da ballo). In particolare il festone dei Giustiniani, nell’omonimo palazzo, si impose a lungo, finché fu soppiantato nel 1829 dal Teatro Carlo Felice che inaugurò il carnevale con i primi undici “Veglioni”.
Sul finire del XIX sec. era chiaro il declino inarrestabile del carnevale, ormai scomparso dalle piazze e contraddistinto da pochi “Festoni in maschera” disertati dai più solo dal 1984 a Genova era stata ripresa la tradizione del Grande Carnevale della Via Aurea, replicata anche negli anni fra il 1997 e il 2003.
Nell’ultimo carnevale, tra Via Garibaldi e Piazza Fontane Marose e vari percorsi storici, si è rievocato il carnevale cinquecentesco, con giocolieri, figuranti e balli in maschera, il cui tema era dato dalla mostra in corso a Palazzo Ducale. Palazzi e musei erano aperti anche di notte e guide mascherate portavano alla loro scoperta.
Le informazioni sono state estrapolate dal sito del Comune di Genova
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