LA NOTTE DELLE LÜMERE
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Da anni la notte tra il 31 ottobre ed il 1 novembre è conosciuta come la notte di "Halloween", ma un tempo nel territorio delle Alpi del Mare era la "Notte delle Lumere".
Nel nord Italia infatti, fino alla fine degli anni '50, si usava mettere lumini in zucche svuotate, raccontare storie di fantasmi ed accendere falò. Tale usanza è rintracciabile in Piemonte, Liguria , Lombardia, Veneto e Friuli dove venivano accese appunto le lümere o lumazze; in Valle d'Aosta, con le teste da mort; in Toscana ed Emilia-Romagna dove venivano chiamate mortesecche.
In Liguria l'usanza di intagliare le zucche è tuttora praticata a Rezzo, in alta valle Arroscia, mentre a Biassa, in provincia di Imperia, le "zucche che ridono", illuminate con una candela all'interno, venivano portate in processione dai giovani.
Piatti particolari, preparati per l'occasione, onoravano tale ricorrenza.
Cibo tradizionalissimo per la ricorrenza dei Morti sono le fave: secondo gli antichi contenevano le anime dei loro trapassati ed erano sacre ai morti. Antichi ingredienti dei filtri delle fattucchiere, a cui erano attribuiti virtù magiche, erano atte a predire la sorte. Le fave inoltre, sbucando per prime dal terreno primaverile dopo che il seme era stato sepolto nella terra, erano il simbolo della resurrezione, il segno che le anime dei morti non perivano con il corpo. Anche oggi, in occasione delle festività dei primi di novembre, le "favette" o "fave dei morti" hanno questo arcaico e nobile significato.
Le origini: il Capodanno dei Celti
Le origini antiche di Halloween risalgono ai Celti, antiche popolazioni di orgine indo europea, stanziate in Europa nel corso del I millennio a.C.; essi dividevano l'anno nella parte chiara e nella parte scura. All'interno di questi due periodi (porte), seguendo il ciclo della Natura, quattro date segnavano il passaggio delle stagioni (energie) e venivano celebrate con 4 grandi festività: Samhain, Imbolc, Beltane e Lughnasadh. Le due festività maggiori erano quelle che segnavano rispettivamente l'inizio dell'estate, Beltaine, e l'inizio dell'inverno, Samhain. In queste due ricorrenze si pensava che le porte del annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno delle fate) fossero aperte. Samahin era considerata la festa sacra per eccellenza, il Capodanno celtico, il cui inizio coincideva approssimativamente col 31 ottobre, secondo il loro sistema di computo lunisolare del tempo, e durava alcuni giorni. Inoltre coincideva col sorgere delle Pleiadi, le stelle dell'inverno, che segnavano la supremazia della notte sul giorno.
Era il periodo più magico dell'anno: il giorno che non esisteva, un momento di Assenza di tempo. Durante la notte il grande scudo di Skathach veniva abbassato, eliminando le barriere fra i mondi e permettendo alle forze del caos di invadere i reami dell'ordine e al mondo dei morti di entrare in contatto con quello dei vivi. Nella notte in cui i morti e gli spiriti tornavano sulla terra, nessuno osava avventurarsi fuori dalla propria abitazione, solo i druidi si riunivano nelle antiche radure delle Selve Sacre o fra i megaliti sparsi lungo i "ley", le linee in cui scorreva l'energia della Terra, e lì celebravano solennemente l'Inizio del Nuovo Anno. In questa notte ogni fuoco veniva spento e riacceso solo il giorno successivo da parte dei druidi. Spegnere il fuoco simboleggiava che la metà oscura dell'anno, quindi la morte, stava sopraggiungendo, mentre l'atto di riaccenderlo simbolizzava l'arrivo del Nuovo Anno, speranza di nuova vita. Al mattino i druidi portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico.
All'incirca nel settimo secolo a.C., la Chiesa spostò il giorno di Ognissanti da maggio al primo novembre, nel tentativo di detronizzare il culto di Samhain. Nonostante ciò ancor oggi in Irlanda e Scozia rimangono residui antichissimi di tale festa.
Le informazioni sono state estrapolate dal sito della Regione Piemonte
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